La crisi economica e il malessere psicologico

Categories: Articoli

1502368_1500002_Crisi

a cura di Melania Gabriele.

La situazione di crisi generalizzata che ci troviamo a vivere negli ultimi anni ha causato, oltre ai problemi direttamente osservabili di tipo economico, anche problemi di salute legati all’ansia e allo stress. Quello che appare sconcertante è il fatto che – nonostante le lamentele dei lavoratori supportate anche da dati che mostrano un incremento del numero delle persone rivoltesi al medico di famiglia come conseguenza diretta del clima di crisi finanziaria – le aziende tendono comunque a non riconoscere e a sottovalutare la gravità della situazione. Pertanto i lavoratori non solo non sono sostenuti nei momenti di crisi, ma anzi sono a rischio di licenziamento e di maggiori pressioni. Gli effetti della crisi economica, infatti, si ripercuotono sul benessere psicologico, tanto che alcuni dati riportano un aumento del 30% dei pazienti che soffrono d’ansia e del 15% di pazienti che soffrono di depressione. Tale situazione di disagio psicologico può essere meglio compresa se si tiene conto del fatto che la crisi lavorativa coinvolge tutta una serie di aspetti e conseguenze: rischia, infatti, di mettere in discussione le certezze esistenziali, crea problemi di autostima e getta l’individuo in una costante instabilità emotiva, data l’esigenza di dover continuamente adattarsi ad una società in continuo cambiamento. Alla perdita di lavoro, molto spesso viene associata una vera e propria perdita della propria identità. Venir meno di una occupazione significa non aver più un ruolo sociale, la capacità di sostenere se stessi e magari la propria famiglia. L’individuo tende a costruire una rappresentazione di sé basata sui ruoli che sente propri e, in base a questi, sviluppa la sicurezza che gli consente la corretta integrazione sociale. La perdita di lavoro inciderà quindi su entrambi gli aspetti: il ruolo sociale e l’autostima.Ansia e depressione sono direttamente collegate all’incertezza in ambito lavorativo perchè ci si ritrova ad affrontare la perdita di stabilità e di punti di riferimento, rimanendo disillusi sulle proprie aspettative. L’Organizzazione Internazionale del Lavoro ha messo in evidenza come “le forme di occupazione sono cambiate negli ultimi decenni, comportando anche la genesi di nuovi rischi per i lavoratori (…)”. Precariato, disoccupazione e timori che ne derivano non mettono a rischio solo la condizione economica della persona, ma anche la salute e il benessere. Si è arrivati, infatti, a parlare di “sindrome da lavoro precario” (Mauro Grimaldi, Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Lombardia), i cui sintomi più comuni sono rappresentati da insonnia, mal di stomaco, depressione, ansia, disistima per se stessi. Nello specifico, diversi studi hanno mostrato come all’aumento del tasso di disoccupazione sia correlato un aumento dei casi di depressione. E coloro che perdono il posto di lavoro, rispetto a quanti che lo mantengono,  hanno una probabilità maggiore dell’83% di vedere peggiorata la propria condizione di salute. Inoltre, donne sono considerate più fragili rispetto agli uomini di fronte alla precarietà: si stima infatti una crescita tra il 30% e il 40% dei casi di disturbi d’ansia generalizzato nelle giovani donne contro un incremento del 20%-25% negli uomini. Inoltre, la crisi economica ha provocato un aumento del numero di suicidi e omicidi nei paesi dell’UE. Tra gli elementi estremamente importanti nell’affrontare la perdita del lavoro si evidenzia la resilienza, ossia la capacità che l’individuo ha di reagire positivamente ai cambiamenti, mutando le difficoltà in opportunità. A favorire la resilienza vi sono una serie di fattori protettivi comuni nell’esperienza esistenziale di molti, definiti sotto il nome di “ordinaria magia” (Ann S. Masten 2001): tra questi la qualità delle relazioni di un soggetto. La rete di relazioni di cui ogni soggetto è parte lo aiuta a non sentisi solo di fronte alle difficoltà, lo supporta emotivamente e aumenta la sua autostima, incrementando la capacità di rispondere in modo positivo a una crisi. Negli ultimi anni si è registrato un aumento degli sportelli psicologici gestiti da enti locali, soprattutto nelle province del nord Italia, finalizzati al sostegno di persone con problemi legati al lavoro e alla crisi economica. Tuttavia va precisato che gli interventi di sostegno sono ancora limitati e quasi del tutto assenti nelle aziende, dove invece l’attività di sostegno di uno psicologo o di un counselor, in una fase di transizione delicata come questa, sarebbe fondamentale.

 

Author: Licia Gabriele